Il “moulage” e la trasformazione educativa nell’arte della moda di Luca Giannola

Foto di Fabrizio Romagnoli

Luca Giannola, un abile scultore di moda e esperto nel moulage, fonde l’accurata maestria artigianale con la creatività e lo spirito dell’alta moda. Questa tecnica artigianale implica la creazione diretta di capi sul manichino o sul corpo.

La sua storia ha origine dalle affascinanti esperienze nelle botteghe delle zie a Benevento, per poi culminare sulle rinomate passerelle delle Fashion Week internazionali.

Immerso nelle sue radici familiari e nel suo distintivo stile, il percorso di Luca è un viaggio personale che affonda le sue radici nelle origini familiari, soprattutto nelle preziose lezioni apprese dalle sue zie e dalla madre sarta. Crescendo in questo affascinante mondo, la moda è diventata parte integrante del suo DNA, influenzando persino la sua scelta di frequentare il liceo artistico, dove ha approfondito la scultura.

Dopo un periodo trascorso a Milano, dedicato allo studio del fashion design e all’accumulo di esperienze come assistente stylist e coordinatore di centri di creazione moda, Luca ha avvertito un crescente affinità con l’ambiente della moda. La sua identità di “designer” ha trovato la sua autentica espressione a Bologna.

Foto di Bogdan Lupu

È proprio a Bologna che il suo stile ha preso forma definitiva. Collaborando con un noto couturier per abiti da sposa e dando vita alle sue prime opere di “moulage, Luca ha riportato in vita il suo spirito di studente-scultore. Questa tecnica ha rappresentato un risveglio artistico e un ritorno alle sue radici creative. Con la sua straordinaria maestria, Luca ha aperto nuove prospettive nel campo della moda, trasformando l’abbigliamento in una vera e propria forma d’arte. La sua singolare fusione di tessuti, forme e colori crea una sinfonia visiva senza precedenti.

Il suo innovativo e distintivo stile ha catturato l’interesse di appassionati di moda, stilisti e critici, consentendogli di affermarsi nell’industria della moda.

Oggi, Luca Giannola si autodefinisce uno “scultore di abiti”. La sua peculiare visione e la chiarezza della sua identità creativa lo hanno reso una figura rispettata nelle Fashion Week, dove con passione organizza le sue sfilate a Milano e Parigi.

Il tema del genderfluid trova spazio nelle sue creazioni, evidenziando il suo desiderio di esplorare nuove prospettive e sfide nella moda contemporanea. Luca Giannola rappresenta un esempio di come la costruzione di un’identità chiara e autentica possa aprire porte inaspettate e creare connessioni significative nel mondo della moda.

Il suo approccio alla Body Positivity

Foto di Tonio De Carlo

Luca Giannola, maestro rinomato di storia e progettazione della moda presso l’Istituto Rubbiani e la Scuola Moda Cesena, ha rivoluzionato l’approccio educativo introducendo la propria tecnica di modellazione del tessuto. La sua visione si è manifestata durante le lezioni con le giovani studentesse, in un periodo spesso delicato dell’adolescenza. Attraverso sperimentazioni creative, si è impegnato nell’esplorare le autentiche silhouette femminili, coinvolgendo le aspiranti stiliste nel processo creativo. Tali iniziative hanno affrontato tematiche sensibili, come i disturbi alimentari, con l’obiettivo di promuovere una percezione più sana del proprio corpo.

L’approccio di Giannola, oltre a trasmettere competenze nella progettazione di abiti, promuove una cultura di consapevolezza e rispetto per la diversità delle forme corporee. Il suo impegno ha ottenuto riconoscimenti anche nel campo medico e scientifico, conducendolo a collaborare con Ananke, un network di supporto per coloro che affrontano situazioni complesse legate all’alimentazione.

Espandendo la propria influenza anche presso case-famiglia, Giannola ha organizzato incontri leggeri e creativi incentrati su tessuti e drappeggio. La sua iniziativa di una sessione fotografica di moda con le studentesse ha celebrato la bellezza autentica e naturale dei corpi femminili. Un approccio educativo che trascende la moda e contribuisce alla formazione di individui consapevoli e fiduciosi.

Nel contesto della Fashion Week, precisamente al Salon des Miroirs nel cuore di Parigi, ho avuto l’onore di incontrare Luca per approfondire la conoscenza di un artista unico nel suo genere.

  1. Ciao Luca, grazie per concedermi la possibilità di questa intervista.

L’ambiente familiare, nello specifico le zie e la mamma sarta hanno contribuito molto alla tua formazione. In che modo le lezioni apprese e l’ambiente creativo locale hanno influenzato la tua visione artistica, diventando parte integrante del tuo DNA?

Ciao Pierluigi, intanto grazie a te per avermi dato la possibilità di fare questa intervista.

Credo che la fortuna di essere nato in una famiglia di creativi, specie riferendomi alle mie zie e mia madre, sia stato un terreno base fondamentale, su cui piantare e coltivare tutto ciò che ho imparato “giocando” innanzitutto.

Ciò che le zie facevano infatti, lo ricreavo a mio modo sulle bambole delle mie sorelle e da grande ho scoperto che questo non era altro che fare moulage. 

  • Quali sono i dettagli e gli elementi distintivi della singolare fusione di tessuti, forme e colori nelle tue creazioni che hanno attirato l’attenzione di appassionati di moda, stilisti e critici?

Credo che ogni appassionato di moda, o addetto ai lavori, sia colpito da fattori differenti. C’è chi rimane affascinato dalla comodità dei capi nonostante siano complessi nella struttura, chi dalla fusione dei tessuti a volte in contrasto tra loro, pur risultando idonei nel fondersi, chi del “fatto a mano” in un ‘epoca in cui a volte rischiamo di dimenticarne l’importanza e la bellezza.

  • In che modo hai integrato il tema del gender fluid nelle sue creazioni e come questo si riflette nella tua volontà di esplorare nuove prospettive nella moda contemporanea?

La mia interazione col gender fluid è davvero una minuscola parte per il momento. Una sfida che mi ha visto coordinatore di una linea realizzata con giovani designer, il che mi ha fatto capire che posso dare spazio ad un tema così attuale ed affascinante, anche nelle mie capsule, poiché i capi scultura a volte possono essere trasversali rispetto alle canoniche silhouette moda, ed in parte essere indossate essere indossate senza distinzione di genere, ma ho ancora molto da lavorare su questo tema.

  • Hai affrontato temi sensibili come i disturbi alimentari, come hai contribuito a favorire una percezione più sana del corpo tra le giovani aspiranti designer, il concetto della Body Positivity?

Ho sempre cercato di portare ciò’ che sono in tutti i progetti, perciò anche la mia sensibilità.

Con alcuni gruppi di studentesse abbiamo lavorato accuratamente su disegni di corpi riferiti a forme diverse dallo stereotipo moda.

Abbiamo progettato per ogni silhouette con giochi di forme e colori creando equilibrio ed armonia, spesso immedesimandosi nelle forme stesse di quei corpi.

È stato un lavoro pieno di soddisfazioni.

  • Il moulage quindi va oltre la moda, celebra la bellezza autentica e naturale dei corpi femminili. Pensi che possa avere uno spazio in un contesto medico-scientifico?

Quando mi approccio ad un tema delicato, che non vede come protagonista solo la moda ma l’aspetto emotivo, cerco di essere il più possibile cauto confrontandomi con persone che hanno strumenti specifici riguardo alcune tematiche.

Il confronto è necessario e sostengo che sia importante poter sviluppare un legame (laddove sia possibile) tra moda e ambito medico scientifico.

  • L’esperienza della Fashion Week come ti ha arricchito e quale può essere, secondo te, la percezione e l’accoglienza di questa tecnica da parte degli stilisti e dei designer in una visione futuristica?

Mi sento fortunato perché grazie al Alwaysupportalent, che come ben sai sostiene tanti designer, ho avuto uno spazio durante eventi legati alle fashion week, facendo conoscere non solo le mie capsule, ma la mia personalità, il modo di essere, e nel mio piccolo poter dare un messaggio.

Come spesso dico, il moulage non è qualcosa che abbiamo inventato oggi, ma una tecnica naturale usata fin dalle civiltà antiche. Credo che ogni designer, pur conservando e sviluppando la propria identità, può ricordarne l’importanza, sapere quanto sia necessario che l’abito si adatti al corpo e non il contrario.

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