Il sentimento della riconoscenza, in ogni tipo di relazione, coinvolge una dimensione di noi stessi molto profonda. Per questo non è semplice prendere coscienza del modo in cui, noi stessi viviamo la riconoscenza e soprattutto… la mancanza di questo importantissimo sentimento.
L’assenza di riconoscenza, soprattutto in ambito lavorativo, resta sempre e comunque uno dei casi più difficili da sopportare. Il riconoscimento degli sforzi fatti e l’investimento della propria persona e dell’impegno nel lavoro e nella vita sono alla base dell’autostima. Riconoscere l’importanza altrui può avvenire in vari modi… per esempio con:
– un ringraziamento
– un complimento
– un incoraggiamento
– un aumento
– un maggior spazio di autonomia
– un più attento valore alla singola responsabilità
La ricerca di riconoscenza è assolutamente naturale. Un saluto non corrisposto in ufficio, quando questo è pieno di colleghi, un “grazie” non detto dopo che si sono passate ore su una pratica molto complessa, i “like” che non arrivano dopo che si è pubblicata una foto da rivista su instagram, ecc… sono cose piccole e semplici ma sono quelle che pongono il dubbio di piacere non agli altri.
Sin da neonati, sentiamo la necessità di essere riconosciuti e per questo crescendo, adottiamo tutti gli stratagemmi per poter essere capiti, distinti e guardati come… unici.
E’ inevitabile ricercare il piacere di sentirsi importanti, amati e degni di essere riconosciuti.
È il caso di un padre di famiglia dirigente operaio che dopo un periodo trascorso a casa per una grave malattia, una volta rientrato al lavoro si vede addirittura licenziato.
Questo avvenimento, benché gravissimo e fortunatamente al quanto singolare, mi fa venire in mente la favola dell’asino caduto nel pozzo.
Tutto questo per dire che dobbiamo sempre essere attenti quando doniamo al prossimo il nostro cuore, la nostra esperienza, il nostro lavoro, la nostra disponibilità e la nostra bontà. Perché a volte sono proprio quelli che ti gettono addosso la terra nel pozzo. L’importante è essere sempre positivi, fieri e convinti di quello che facciamo.
- Ricordare qualche momento importante della vita in cui il vostro intervento sia stato determinante ad una soluzione.
- Ripetersi ogni mattina davanti allo specchio: “Io sono …”
- Modificare le vostre frasi: “sono stupido” con “sono distratto”, “sono una nullità” con “non sono proprio in forma”, in questo modo il nostro cervello si abitua a formulare frasi costruttive.
- Fare una lista, ogni sera, delle tre cose positive svolte durante la giornata, anche se la giornata non è state particolarmente esaltante, comunque ci sarà stato qualcosa di positivo.
Vi invito quindi ad essere spontanei e sereni, a salutare, a complimentarvi, a ringraziare, a fare gli auguri con una telefonata e non con un sms, ad incoraggiare, a dare fiducia, ecc…
Date, donate ed elargite riconoscenza… aspettate fiduciosi, oppure, no, non aspettate… così, quando arriverà sarà ancor più grande l’effetto positivo
Ricordatevi comunque sempre che:
- l’invidia porta ad una mancanza di riconoscenza dovuta ad ignoranza e maleducazione.
- un semplice “grazie” non costa niente, ma il suo valore è immenso e il suo ricordo lo è ancor di più
- un sorriso di compiacimento, un ammicco di condivisione e di comprensione… piccole cose di assoluto ed inestimabile valore!

