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Il bullismo segna, non insegna!

Antefatto

Mi affrettai a parcheggiare l’auto nel solito parcheggio vicino al centro. Era il mio parcheggio preferito perché era custodito da Gianni un simpaticissimo signore con una lieve forma di paraplegia. Il suo sorriso trasmetteva un’allegria vera e sana che scaldava il cuore e ogni volta che lo vedevo l’emozione era sempre la stessa.

Ero leggermente in ritardo per l’appuntamento previsto per le 14:30 al “Caffè delle Fontane” di fronte al Teatro Municipale di Reggio Emilia.  Arrivai un po’ affannato per la corsa: non mi piaceva essere in ritardo. Filippo mi stava già aspettando seduto al tavolino. Mi avvicinai e lo salutai con gioia.

Filippo era un bell’uomo moro, dall’aspetto giovanile vestito molto elegante che lavorava all’Ufficio Titoli di una nota banca in centro. La sua storia mi incuriosiva molto. Credo che parlare di questi avvenimenti sia l’unico modo per sconfiggere questa vile omertà che potrebbe colpire i nostri figli, i nostri nipoti o i nostri amici. 

Phil non ebbe alcun timore a cominciare il suo racconto e da quel momento le sue parole iniziarono a fluire come un fiume in piena. Lui riuniva in sé un grande controllo e una straordinaria dignità, ma sotto si avvertiva molta sofferenza.

Sono entrato. Ho osservato le mura della scuola, il cortile asfaltato, le porte. Ho guardato attorno e non capivo: vedevo persone, sentivo voci, ma non c’era nessuno. Eppure rieccole quelle voci attorno a me. Il mio nome storpiato. Gli epiteti offensivi. Mi sembrava di veder spuntare da dietro l’angolo i soliti tormentatori e le solite tormentatrici.  Sai, è la prima volta che ne parlo così apertamente senza la paura di essere giudicato. Negli anni a seguire ho affrontato questa problematica molte volte con psicologi, ma li ho sempre visti come dottori, con l’unico intento di curare una “difficoltà”. E adesso nel ripercorrere quelle vicende, avverto come un brivido al petto. Mi sembra di rivedere uno dei gruppi, capeggiato dalla solita figura. Eccolo spuntare da dietro l’angolo e dirigersi verso di me. E io immobile, incapace di reagire. Come ammutolito e ipnotizzato. Incapace di andar via.

Martin Luther King diceva: “Ciò che mi spaventa non è la violenza dei cattivi,  è l’indifferenza dei buoni”.

Ma anche in tempi più recenti lo stesso Mika ha detto qualcosa di forte e allo stesso tempo tenace come solo la speranza di un mondo migliore può essere: “Ero la vittima preferita dei bulli. Vestivo strano, ero dislessico e molto timido. Facevo di tutto per essere popolare, ma non funzionava […]. Mia madre era molto preoccupata in quel periodo, mi diceva: “O finisci in galera o diventi molto speciale”.

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