Sanremo, 6 febbraio 2020 – “Festival della canzone italiana”.
Con il mio amico Alessandro Bigarrelli mi trovo nella sala d’ingresso del Teatro Ariston. Assieme ci scambiamo le nostre impressioni su questo Festival, giunto alla sua 70esima edizione. All’interno in tanto si stanno svolgendo le prove per la terza serata in onda su RAI1.
- Alessandro, facciamo una pausa, ho voglia di un caffè! Che ne dici? Vieni con me o mi aspetti qui fuori in Sala Stampa?
- Scusami ma preferisco aspettarti qui, in genere prendo solo un caffè la mattina. Fai pure con comodo, nessun problema! Ti aspetto qui su presta poltroncina comoda”. Mi disse Alessandro.
Mi avvicinai al bancone del bar del Teatro Ariston e mi accorsi che era gremito di artisti, che sorseggiavano il caffè, mentre chiacchieravano sulle prestazioni delle prove.
- Ah, le Parisien ?” Sentii una voce da dietro. Mi girai.
- Eh sì!” Pensavo fosse un modo originale per attirare la tua attenzione quando ci siamo incontrati fuori prima di entrare all’Ariston! A quanto pare, ha funzionato!” Dissi stupito.
- Direi di sì!” Mi rispose in francese ridendo.
- Cosa posso offrirti? Mi chiese Mika
- Prego? Bahhh! Io?
- Io prendo uno “Spritz” e tu? Mi chiese convito.
- Beh allora a questo punto fai due! Risposi completamente confuso.
Sorseggiando la bibita, gli espressi la mia gratitudine e lui mi chiese cosa ne pensavo del Festival.
Dopo qualche minuto…
- Scusami, Pier ora devo andare in prova! A dopo! Ciao, ciao!
- Ok Mika! Grazie infinite comunque!
Ritornai da Alessandro e …
- “Mika, non mi sembra vero” Gli dissi con gli occhi fuori dalla testa.
- Hai visto Mika? E dove l’hai visto?
- Al bar! Sinceramente non immaginavo fosse una persona così semplice!
- Mi ha offerto l’aperitivo! Ci siamo incontrati fuori dall’Ariston e vedendomi poi al bar in tutta semplicità mi ha offerto un aperitivo.
- Fantastico!
- Bene però ora ricomponiamoci!
Un vocabolo che ho sentito nelle canzoni è “la resilienza”. In questi ultimi tempi se ne parla abbastanza frequentemente.
Ma se ne conosce bene il significato?
Meccanismi di resilienza iniziano già nella relazione diadica con la madre o il care-giver in cui la resilienza è caratterizzata dalla capacità di gestire la transizione da un affetto positivo a uno negativo per poi tornare nuovamente a quello positivo. E’ durante l’adolescenza, periodo di forti e laceranti contraddizioni, che l’individuo, raggiungendo la piena maturazione fisiologica e conquistando la consapevolezza di possedere risorse e competenze psicologiche e relazionali, incrementa notevolmente la propria resilienza di fronte ad eventi stressanti e negativi.
In definitiva, per essere resilienti bisogna conoscere e accettare se stessi e così intraprendere il cammino che porterà dalla fragilità alla forza, dalla tristezza e dalla depressione al sorridere felici, dal subire le avversità al coraggio di affrontarle, dal rimuginare e arrabbiarsi invano al lasciar correre con leggerezza, dal lamentarsi perché ci si sente a terra al rialzarsi con orgoglio.
Anche Mika in occasione di un viaggio che fece nei campi profughi dei rifugiati in fuga dall’Isis e dalla guerra in Siria al Corriere della Sera si espresse in questi termini:
“Le due parole che sono fissate nella mia mente, anche a distanza di una settimana dalla mia visita, sono «resilienza» e «tenerezza». La resilienza di fronte a sfide impressionanti e l’umana tenerezza che una persona deve possedere per sopravvivere mantenendo intatta la propria umanità. Se ti indurisci, rischi di spezzarti sotto i colpi della violenza. È questo l’unico modo per combattere il terrore. Resilienza e tenerezza insieme sono le qualità più potenti di cui l’uomo dispone. Sono un cancro per il terrore e un conforto per chi ha perso così tanto”

