Il COVID19, Corona Virus Desease 2019 è arrivato e ci ha confinati in casa.
Rinchiusi, privati della nostra libertà e dei nostri soliti riferimenti.
Casa Lavoro Casa, questo slogan abituale ha lasciato il posto a Casa Dolce Casa, o meglio, restate a casa.
Per i più fortunati lo smart working è diventato la norma, ad altri, invece, è toccata la cassa integrazione o per perfino la perdita del lavoro!
E se fosse il momento di rivedere i nostri metodi di lavoro?
In questo periodo di confinamento, mestieri che fino a poco tempo fa ricoprivano un ruolo secondario oggi lottano in prima linea o quanto meno rivestono un ruolo indispensabile.
I soccorritori in ambulanza, gli addetti al pronto soccorso, i medici di condotta, gli infermieri privati, i farmacisti, gli assistenti sanitari a domicilio operano in prima linea ogni giorno e sono come nostri angeli custodi sempre pronti a soccorrerci. Spesso, però, vivono come eroi nell’ombra ed invece andrebbero benedetti e ringraziati per essere le sentinelle, i guardiani e i protettori della nostra salute.
E se fosse il momento di dare loro il meritato riconoscimento rivalutando queste professioni e smettendo di decretare tagli alle spese della sanità per dar loro tutti i mezzi necessari per curarci?
Per coloro che sono a casa, familiari, parenti e amici, è straziante assistere all’arrivo e alla partenza dell’ambulanza sulla quale madri, padri, nonni trovano come accompagnatori, unico loro conforto verso l’ospedale, questi angeli-soccorritori, per protezione bardati come astronauti. Negli occhi dei più anziani si legge la paura di essere abbandonati e di non poter più tornare a casa.
E se fosse il momento di riflettere e pensare veramente a rivalutare i legami familiari e a non darli mai per scontati al fine di fortificarli e renderli preziosi come in effetti sono?
Come un rituale tante persone applaudono alle finestre per ringraziare i medici e gli infermieri, altri inondano i quartieri con musica dai balconi. È il momento in cui riscopriamo i nostri vicini o addirittura li conosciamo per la prima volta. Una nuova vita di quartiere, molto speciale, benché chiusa nei nostri appartamenti.
E se fosse il momento di parlarci, di costruire relazioni sociali più umane, di aiutarci a vicenda, di essere più uniti e, perché no, ritornare un po’ a come vivevano i nostri nonni? Nei casolari e nei piccoli borghi dove varie famiglie condividevano luoghi e spazi comuni come stalle, lavanderie, dove vivevano diverse famiglie pronte ad aiutarsi tra loro.
La Natura sta riprendendo il suo spazio: anatre germano che conquistano i marciapiedi delle città, cinghiali, cervi, lepri scorrazzano tra le vie dei paesi e come curiosi frequentatori di uno zoo vengono a vedere gli umani rinchiusi nelle loro gabbie.
La mancanza di traffico e l’abbassamento del livello di inquinamento, inoltre, hanno reso l’aria più pulita, e le acque dei torrenti e dei fiumi sono ridiventate limpide.
E se fosse il momento di pensare diversamente, di innovarci nel modo giusto, di essere più solidali e fraterni verso il prossimo?
Cerchiamo di capire e di trarre insegnamento da questa rivalutazione dei sentimenti che questa condizione forzata ci sta insegnando. Cerchiamo di valorizzare gli aspetti positivi di questo confinamento tra le mura domestiche. Rivalutiamo quei momenti che, per questioni di tempo o per abitudine, abbiamo dimenticato di apprezzare.

